Quel senso di inadeguatezza e di imbarazzo che ci fa sentire in colpa.
“è come se…” ci  racconta C. in una delle prime sedute
“..io avessi tutti gli ingredienti sulla tavola, fossi sempre stata una brava cuoca e adesso, non so da dove cominciare per preparare il piatto più semplice”.
“Non riesco più ad avere rapporti con il mio compagno..”
“Sono anni che ho dolore ma nessuno ha mai capito perchè..”
La vulvodinia, ma in generale il dolore pelvico, provoca un senso  di disagio  tale, da non dare nemmeno il nome scientifico di vagina.
Ognuna si diverte con le definizioni più disparate:
“le parti intime”
“le zone tabù”
” là sotto”.

Tra le letture su internet, le chiacchiere con le amiche e le diagnosi che tardano ad arrivare, c’è sempre più confusione.
Il pericolo è quello di sentirsi in difetto, di lamentarsi di qualcosa che in realtà dicono, non esistere.
Facile l’associazione donna e isteria.
Isteria è un termine psichiatrico coniato nell’ottocento per indicare attacchi nevrotici intensi.
Fu preso dall’antica Grecia quando si credeva che la causa di questi sintomi nelle donne fosse uno spostamento dell’utero. https://it.wikipedia.org/wiki/Isteria

Nel 2017 dovremmo cercare di andare oltre a questo stereotipo.
Iniziare ad ascoltare le donne e a credere che se lamentano dolore vulvare, forse, siamo di fronte ad un problema.
Il problema è sempre organico, prima che psicologico o addirittura psichiatrico.
Al momento le cause che scatenano il dolore pelvico cronico sembrano legate a processi infiammatori ricorrenti anche pregressi si di natura uro-ginecologica come cistiti, candidosi, etc. , sia di natura gastro-enterica, oppure legati ad esiti di parti.
Esistono criteri di diagnosi ben precisi anche se ancora è una patologia poco conosciuta a causa della sua multifattorialità.
Indispensabile parlarne con il proprio ginecologo all’insorgere della sintomatologia. http://www.ginecologadelbravo.it/vulvodinia-e-dolore-pelvico

Risulta chiaro come un dolore pelvico limiti molto la vita sociale di una donna: dal fare l’amore al banalissimo andare in bicicletta o mettersi pantaloni attillati, … tutto è reso estremamente difficile e doloroso.
Tralasciando anche solo per un attimo le afferenze dolorifiche che costantemente dalla periferia viaggiano verso il nostro cervello…
Pensate davvero che tutto questo  possa non avere influenze sulla psiche?
La variabilità di ognuno di noi rende impossibile un piano di trattamento univoco e protocollato.
La vulvodinia, come ricorda sempre la dott.ssa Meo è una patologia, la donna NO.
Si può, quindi, debellarla ma abbiamo bisogno di un team e di un po’ di pazienza.

La diagnosi medica precoce con la prescrizione di farmaci è la conditio sine qua non per partire.
La fisioterapia agisce principalmente sulla risoluzione dell’ipertono pelvico e la ripresa del controllo motorio.
Inutile ripetere che il fisico non lavora mai sganciato dalla psiche quindi spesso, per non dire sempre, si associa un lavoro psicologico atto a interrompere il circolo vizioso ansia-tensione-dolore-ansia.

Con la dott.ssa Clara Meo organizziamo anche incontri integrati in modo da affrontare in una stessa seduta il problema sia dal punto di vista fisico che psichico. https://www.psicologaclarameo.com
A sostegno di questo modo di lavorare, in America ci hanno fatto uno studio che dimostra di quanto sia importante l’affiancamento psicologico a quello fisioterapico in questo tipo di patologia  http://www.vulvalpainsociety.org/vps
Per info e chiarimenti non esitate a contattarci

Una vita sessuale soddisfacente è parte integrante dello stato di salute di ogni persona.
Ci sono medici e figure sanitarie pronte a rispondere alle esigenze della donna, per la donna.

#amiamocidipiù